Ho riletto la prima puntata dedicata alla felicità, e mi sembra di aver bisogno di una vita intera per scrivere tutto quello che mi è venuto in mente.
Però è necessario fare qualche altra distinzione, qualche puntualizzazione.
Come si chiama questo blog?
Con Gesù, l'amico più grande.
Ebbene, secondo te, Gesù era felice oppure no, quando si è trovato a vivere nelle nostre stesse condizioni, sulla terra, duemila anni fa?
Ora qui ti lascio riflettere qualche istante, perché da questa risposta credo dipenda anche la risposta alla nostra ricerca della felicità.
Pensaci.
...
Hai trovato una risposta?
Io ho trovato queste.
Gesù era felice.
Luca 10:21
In quella stessa ora, Gesù, mosso dallo Spirito Santo, esultò e disse: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Sì, Padre, perché così ti è piaciuto!
Giovanni 15:11
Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.
Gesù era triste.
Matteo 23:37
Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!
Gesù era preoccupato.
Marco 6:34
Com’egli fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore.
Gesù era stanco.
Giovanni 4:6
Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte.
Gesù era sorpreso.
Luca 7:9
Udito questo, Gesù restò meravigliato di lui.
Gesù era disperato.
Matteo 26:38
Allora disse loro: "L'anima mia è oppressa da una tristezza mortale..."
Gesù è stato tutte queste cose, esattamente come capita ad ognuno di noi nel corso della vita.
Ha pianto, ha sorriso, ha urlato, ha bisbigliato, ha camminato, si è riposato, ha mangiato, ha bevuto, ha fatto tutte le cose che ognuno di noi fa.
Tanto è vero che l'autore dell'epistola agli Ebrei, che io continuo a pensare che sia Paolo, ha scritto che ha sofferto e gioito le nostre stesse cose, e subìto le nostre stesse tentazioni e prove, considerando che le prove e le tentazioni coincidono, ti ricordi quando ne abbiamo parlato? Guarda qui.
Ma allora, se è vero, come è vero, che la felicità in realtà dipende dalla somma di un'intera gamma di emozioni, allora sì, è stato felice, e allora anche noi sì, siamo felici!
Ma tu adesso starai pensando: "Ma allora scusa, Elisabetta, tu ci vorresti raccontare che siamo felici anche quando siamo tristi?"
Beh, no, non potrei dire questo, non sarebbe vero.
Il fatto è, che tirando le somme delle cose che abbiamo scoperto, tra i termini dai quali è derivata la nostra idea di felicità, c'è questo "macarìa" che fa pensare all'ampiezza, alla completezza, al novero totale delle nostre emozioni, ed è proprio questo il termine che ci fa riflettere più di tutti gli altri.
La vera felicità, in breve, viene fuori dalla consapevolezza di essere vivi e "completi", interi, di nulla mancanti, a livello di esperienza.
Tutto quello che accade, che ci sembri brutto o che ci sembri bello, contribuisce alla costruzione del nostro intero essere, meraviglioso ed unico, proprio come meraviglioso ed unico è il nostro caro Gesù, primo di tanti figli, nostro fratello più grande, e amato Salvatore Eterno.
Quello che Lui ha provato, vissuto, sentito, è l'origine e l'aurora del giorno nuovo che noi possiamo vivere ora, un giorno in cui la luce va aumentando sempre di più, fino a che sia giorno pieno. Un giorno del quale non vedremo mai il tramonto, il giorno in cui è finito il tempo della fatica sotto il sole, perché tutta la fatica l'ha già fatta Lui; certamente abbiamo delle situazioni dure e crude da attraversare, certamente avremo giorni amari che faremo fatica a mandare giù, ma il bello di tutto, è che ora la battaglia è stata vinta, ora sappiamo che non può esserci un finale triste, possiamo guardare al traguardo e sapere che è proprio là che stiamo andando, senza incertezza, senza alcun dubbio, perché è Lui che ci sta portando, e non lascerà mai la nostra mano, e non permetterà mai che vada perduto nessuno di noi.
Questo è quello che ci rende davvero felici, alla fine di tutto il discorso, e ci sarebbe da dire ancora molto altro, ma io parlo troppo, o scrivo troppo, e magari tu sei stanco di leggere, facciamo così, ne riparliamo ancora, ma tu scrivimi nei commenti, se sei d'accordo oppure no.
il germoglio
"... una parte di quel seme cadde fra le rocce...
martedì 5 giugno 2018
martedì 10 aprile 2018
DA DOVE VIENE LA FELICITA'
La cerchiamo, la desideriamo, la perdiamo, la rincorriamo, ma... la conosciamo?
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| Felice |
Una domanda difficile, alla quale oggi desidero che tu risponda.
Conosci la felicità?
Sai da dove viene?
Sai come puoi trovarla?
Ognuno di noi ha un suo percorso, e di conseguenza, ha delle convinzioni costruite sulla base delle proprie esperienze. Io non posso insegnare molto a te, quanto tu non puoi fare per me.
Quello che tu ritieni felicità, potrebbe non esserlo, per me, e viceversa.
Come possiamo esserci d'aiuto l'un l'altro, nella perenne ricerca della felicità?
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| Donna ispirata |
C'è forse una base che possa farci partire dallo stesso punto?
Proviamo a cercare un terreno comune per cominciare questa indagine, e come spesso mi accade di fare, parto dal significato della parola stessa: felicità.
Per fare questo, occorre come al solito risalire alle due lingue dalle quali derivano un po' tutti i nostri discorsi, il greco ed il latino.
La nostra bellissima lingua italiana deriva direttamente dal latino, eppure, gran parte dei significati più profondi delle parole, possiamo invece trovarli nel greco antico, che aveva un'ampiezza, una profondità, una completezza, che il latino purtroppo non possiede.
Dunque, per tornare a noi, la parola felicità viene dal latino felicitas, che può essere tradotto in vari modi, a seconda del contesto: fortuna, successo, prosperità, beatitudine, fertilità, fecondità, come si vede, parecchi significati, ma che hanno in comune qualcosa di materiale, di molto concreto, la fertilità e la fecondità per la terra, per il raccolto, oppure per l'attesa di una famiglia numerosa; la fortuna, il successo, la prosperità, che sono legate molto strettamente ai beni materiali, siano essi possedimenti mobili o immobili, come si direbbe oggi.
Resta un solo termine che lascia un po' di spazio all'immaterialità, ossia allo spirito, beatitudine, ma lo vediamo meglio fra un attimo.
Passiamo al greco, nel quale troviamo due termini, entrambi tradotti con felicità: eudaimonìa, che viene da eu e daimon, spirito buono, e macarìa, che viene da megas, e vuol dire ampio.
Come vedi, qui le cose si complicano, perché, mentre con il pensiero latino, eravamo piuttosto portati a considerare felice colui il quale possedesse abbastanza cose e beni da renderlo appagato, ora con il pensiero greco, siamo di fronte a qualcosa di diverso: infatti la felicità macarìa, indica quello stato di benessere, che deriva dall'aver raggiunto un ampio spettro di emozioni, quindi una completezza, come se l'essere umano fosse in grado di sommare una all'altra, tutte le sue esperienze favorevoli, fino ad averne una composizione totale, per così dire, una raccolta completa.
Direi piuttosto improbabile, tu che ne pensi?
Ogni uomo o donna, sulla terra, non riesce a possedere la gioia derivante da un avvenimento, e conservarla in modo tale da goderne più tardi... piuttosto la dimentica, e con una tale velocità da sembrare che non sia mai accaduta!
Ricordiamo le cose brutte, quello sì, ma le cose belle, le piccole gioie, o le grandi gioie, mica riusciamo a conservarle!
Ne conserviamo però il ricordo, attenzione: la sensazione di pienezza a cui alludono i Greci, è riferita in particolar modo a quei momenti in cui si è in pace con sé stessi, oppure si guarda la persona amata e si mastica quel sapore di perfetta serenità, come se si fosse realizzata l'armonia con l'intero creato! Li hai presenti? Ebbene, quel tipo di momenti, pare essere in grado di restituire la stessa felicità, anche quando si ricordano!
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| Felicità |
Se questo è vero, allora si comprende bene il termine macarìa, anche se sperimentata in piccoli attimi, tuttavia "appaga interamente, perché possiede il potere di sospendere il tempo, di dilatare quell'attimo in una durata avvertita come se fosse eterna".
(tratto da "Il giardino dei pensieri" di Elio Rindone)
L'altro termine, eudaimonìa, è più inteso come stile etico della vita intera. Tradotto letteralmente è lo spirito buono, o spirito del bene, ma più praticamente, veniva inteso come lo sforzo intento al bene, che si protrae per tutto il cammino della vita, anche in mezzo alle circostanze più avverse.
Ma allora, dove troviamo insomma questa felicità?
Al termine di questo breve viaggio, che fosse per me avrei fatto durare anche molto più a lungo, ma non posso annoiarti, concludo, dandoti l'indirizzo preciso della felicità: TE.
No, non è la sigla di una provincia, è proprio TE inteso come te stesso, tu, dentro di te, questo è l'indirizzo della felicità.
Non pensare mai, nel modo più assoluto, di trovarla altrove, perché se non stai bene tu con te, non puoi essere felice.
Credo avremo bisogno di un'altra puntata.
Scrivimi nei commenti che cosa ne pensi.
mercoledì 4 aprile 2018
PROVE E TENTAZIONI, considerazioni su Giobbe, Paolo, le prove e le tentazioni.
Bisognerebbe partire da lontano per comprendere come si arriva fin qui, ma
in questa breve relazione non è possibile, quindi cercherò di fare un riassunto per
sommi capi di tutte le considerazioni che mi hanno portato ad alcune
conclusioni.
Chiunque voglia approfondire può sempre farlo, con o senza di me.
1 - Dunque, la domanda è: Dio manda le prove? Dio
manda le malattie? Bisogna chiedere la guarigione o bisogna sopportare
pazientemente?
Devo dire la verità, non ho mai sopportato l’assunto che Dio permette le
malattie per un motivo preciso, per metterci alla prova, e in questo ero
confortata da un passo che mi si ripresentava sempre:
Giacomo 1:13 “Nessuno, quando è tentato, dica ‘io sono tentato da Dio’,
perché Dio non può essere tentato dal male, né Egli stesso tenta alcuno”.
Ok, primo punto fermo. Non sembra essere Dio.
Poi la scoperta di PEIRAZO.
Questa parola greca significa testare, esaminare, provare, scrutinare.
Nel Nuovo Testamento viene usata indifferentemente per prova e
per tentazione.
Quindi il passo precedente può anche essere letto così: “Nessuno, quando è
provato, dica ‘io sono provato da Dio’, perché Dio non può essere provato dal
male, né Egli stesso prova alcuno.”
Secondo punto fermo. Non è Dio.
Quindi, se non è Dio che ti prova, e non è Dio che ti tenta, chi è?
Rispondi tu.
2 – Dio non ti manda la prova, ma ti manda la via d’uscita nella
prova.
Qualunque sia il problema che mi affligge, qualunque sia l’ostacolo,
qualunque sia la malattia, Dio ha messo per me da qualche parte una porta che
mi fa uscire da questa situazione.
1 Corinzi 10:13 “Nessuna tentazione o prova vi ha colti, se non umana, ...
ma nella tentazione o prova vi darà anche la via d’uscita...”
Attenti alle traduzioni, la maggior parte di esse mettono ‘con la tentazione’,
come se Dio mandasse l’una e l’altra cosa insieme, ma la traduzione corretta è
‘nella tentazione’, e questo è confermato dall’affermazione
“se non umana”, cioè la tentazione o la prova non sono divine,
sono umane, sono risolvibili, sono superabili.
Il famoso detto “il diavolo fa le pentole, ma non fa i coperchi”, dice
proprio la verità.
3 – Ma allora Giobbe?
Questo è stato per me un problema per molto, moltissimo tempo.
Questo strano libro messo in un punto strano, fuori dal racconto
cronologico e logico della Bibbia, come fosse un personaggio senza tempo e
senza luogo... poi piano piano, scavando e scavando profondo, con l’aiuto di
servi di Dio che mi hanno acceso delle piccole luci qua e là, ho trovato il
senso, ho potuto collocare Giobbe nel tempo, nello spazio, e nel disegno
globale.
Intanto, occorre chiarire che la Bibbia dice la verità,
ma non tutte le cose dette dagli uomini nella Bibbia sono la
verità.
Quando Giobbe dice: “L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto, sia benedetto il
nome del Signore”, non sta dicendo la verità.
Se leggiamo la storia, scopriremo che Satana ha tolto, non Dio,
ma Giobbe non lo sapeva.
Più tardi lui stesso dirà: “Sì, ne ho parlato, ma non lo capivo...”
Elihu dice: “Giobbe accumula parole senza senso”.
Su queste parole dette da Giobbe senza capire quello che diceva, abbiamo
fatto una dottrina.
Ora vi chiedo uno sforzo di comprensione, perché non sarà
facile sradicare convinzioni che sono nella mente da anni ed anni.
Dio dice a Satana “Da dove vieni?”
Ma Dio non aveva bisogno di chiedere a Satana da dove venisse, perché Lui
lo sapeva già, dunque perché questa domanda?
Bisogna immaginare una mamma che vede il figlio uscire dalla cucina con la
bocca sporca di cioccolata, quando non avrebbe dovuto prenderla, e la mamma,
che se ne è accorta, gli chiede: “Che cosa stavi facendo?”
La mamma lo sa, ma sta spingendo il bambino a confessare lo sbaglio
commesso.
Qui accade la stessa cosa.
Possiamo immaginare Satana che ronza intorno alla casa di Giobbe cercando
il modo per farlo cadere, per molto tempo, per tanti anni, consideriamo che la
vita di Giobbe è stata lunga, la prova è durata soltanto qualche mese, ma la
sua vita è stata piena di ricchezza e soddisfazioni per almeno duecento anni,
sia prima che dopo!
Satana temporeggia... “Dal percorrere la terra in lungo e in
largo...”
Dio lo smaschera: “Tu hai notato il mio servo Giobbe!”
Attenzione!!! In questa frase non c’è un punto
interrogativo, ce lo abbiamo messo noi.
Dio non chiede a Satana se ha visto Giobbe, Dio smaschera le
mosse di Satana e afferma “Tu hai notato il mio servo Giobbe!”
Quasi volesse dire “Tu stai girando intorno al mio servo Giobbe da tanto
tempo perché vuoi fargli del male!”
Satana allora, tira fuori tutto quello che stava covando
da tempo, quell’uomo, Giobbe, viveva al riparo, circondato da beni e lusso e
rispetto e figli ed una situazione economica e sociale di prim’ordine!
Satana lo odiava in modo indecente.
Così dice a Dio: “Tu lo stai proteggendo, tu gli hai messo un riparo...
stendi la mano! Colpiscilo! Vedrai se non ti rinnega!”
Ma Dio non vuole stendere la Sua mano contro Giobbe, non
vuole colpirlo, non vuole mandargli malattie, Dio ama Giobbe, come
ama te e me.
Non risponde alla provocazione di Satana.
Piuttosto ammette: “Tutto quello che possiede è in tuo potere...”
Ma perché dice “è in tuo potere”?
Giobbe aveva fatto, detto, causato, qualcosa che dava potere a
Satana, ma che cosa?
È un discorso un po’ lungo da fare qui in questa occasione, tuttavia se
volete approfondire questo aspetto, guardate bene la descrizione della vita dei
figli di Giobbe, quali erano le loro occupazioni preferite, e come questo
faceva soffrire Giobbe.
L’unica cosa che si racconta di loro è che facevano delle feste, e non
dovevano essere feste tanto tranquille, visto che Giobbe sentiva il bisogno di
fare sacrifici per la colpa al posto loro. Giobbe aveva paura che
succedesse qualcosa.
“Quello che temo mi accade e quello che mi spaventa, mi raggiunge.” 3:25.
A causa dei suoi figli, Giobbe era tormentato dalla paura.
Elihu, il personaggio al di fuori degli amici di Giobbe, che sembra
impersonare Dio stesso, dice al capitolo 34: “Egli aggiunge al suo peccato,
la ribellione, perché ritiene giusto sé stesso, anziché
Dio”!!!.
Giobbe era orgoglioso. Convinto di essere superiore a tutti,
migliore di tutti, innocente e senza peccato alcuno, affermava
di non meritare quello che gli stava accadendo. 33:9.
Infatti per moltissimi capitoli Giobbe non guarisce. Sai perché?
Perché non si è pentito, non ha ancora riconosciuto i suoi errori.
Quando finalmente lo fa, al 42:6, Dio lo ristabilisce e gli restituisce
il doppio di tutto quello che aveva prima.
La paura e l’orgoglio, erano state le porte aperte all’azione di Satana
nella sua vita.
4 - Ma allora Paolo? La spina nella carne?
Altro problema gigantesco.
Ma neanche tanto.
Qui la parola malattia non esiste proprio.
C’è la parola spina, o scheggia, interpretata dalla
tradizione religiosa come una malattia.
Cerchiamo questa parola nella Bibbia, la troviamo in Numeri 33:55, dove
simboleggia tormenti messi in opera da persone.
La troviamo in Giosuè 23:12, anche qui sono persone che tormentano.
Stessa identica cosa in Giudici 2:3.
Sono cose da buttare, da non toccare con le mani, in II Samuele
23:6.
Nella parabola del seminatore, le spine sono preoccupazioni,
pensieri negativi.
Ma quando mai sono malattie?
Paolo dice: “una spina nella carne, un angelo di Satana, per
schiaffeggiarmi...”
Angelo significa “messaggero”, dunque questa spina è un messaggero di
Satana, inviata da Satana!
Perché Satana gli ha messo questo tormento nella carne? Perché questo
messaggero satanico usato per dare fastidio a Paolo?
Avete notato che dovunque Paolo andava, trovava sempre qualcuno che lo
voleva uccidere, scacciare, lapidare, che cos’era questo, se non un fastidio
di Satana sulla sua strada?
Affinché non insuperbissi, dice Paolo; ma la traduzione purtroppo non è
corretta. La traduzione più giusta sarebbe: “Affinché non fossi elevato,
non fossi esaltato, non fossi messo su un gradino più alto rispetto
agli altri.” In pratica, non fossi visibile da nessuno.
Fatti una domanda: se Dio ha rivelato a Paolo molto più
che ad altri, se gli ha fatto comprendere a pieno il disegno della grazia, se
lo ha designato apostolo delle genti, non voleva poi che le persone
lo vedessero e lo ascoltassero?
Sembra piuttosto improbabile!
Chi aveva interesse ad ostacolare il messaggio di Paolo e non renderlo
fruibile da un gran numero di persone?
Satana, ovviamente lui.
Perché Dio dice “la mia grazia ti basta”?
Non sta dicendo “Devi accontentarti della mia grazia”, ma sta dicendo: “La
mia grazia sarà sufficiente, sarà bastante, ti basterà, per affrontare
questi ostacoli e questi tormenti. E infatti Paolo afferma nelle sue lettere
“Io sono quel che sono per la grazia di Dio”!
Vado avanti, combatto, sopporto, sono ferito, umiliato, abbattuto,
picchiato, scacciato, lapidato... ma sono ancora qui. Solo per grazia.
È un po’ più chiaro?
5 – Qual è il motivo per cui la tradizione religiosa preferisce questo tipo
di interpretazione? Perché non si affrontano più le malattie ed
i problemi con la dovuta forza e grinta come Gesù ci ha
insegnato? Perché l’olio dell’unzione per guarire il
malato è diventato l’estrema unzione prima della morte?
La frase “Il mio popolo muore, per mancanza di conoscenza”, ti
è un po’ più chiara, adesso?
Ricordati che Gesù non ha mai rimandato indietro nessuno,
senza guarirlo, e non ha mai detto a nessuno: “Accetta questa
cosa, forse è la volontà di Dio che tu stia male, ci sarà un motivo...”
Invece ha detto: “Voi farete cose maggiori di queste, perché io me ne vado
al Padre”.
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tentazioni
martedì 20 marzo 2018
Gesù, il Figlio Eterno di nostro Padre.
Alcune delle cose che la Bibbia ci rivela restano per noi di difficile comprensione.
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| Bimbo e Bibbia |
Ciononostante, con un pizzico di pazienza, e con tanto, tanto amore per la conoscenza, si può entrare un po' più in profondità nelle verità che Essa contiene.
Certamente occorre avere, come base, la certezza che stiamo leggendo la Parola di Dio, e che quello che leggiamo è VERO.
Senza questa convinzione, non si va da nessuna parte.
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| Bibbia |
Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, quanto ci fa penare questa constatazione!
Tre persone, Una persona, come si fa a comprendere?
Certo non sarà questo post a sciogliere i nodi di secoli, ma oggi proviamo a scavare un po' più in profondità nell'affermazione "Io sono nel Padre e il Padre è in me", che Gesù ha fatto nel Vangelo di Giovanni, 1:11.
In realtà ce ne sono molte altre, ma fermiamoci un attimo qui.
Gesù è nel Padre.
Cosa vorrà dire?
Se io volessi dire questa cosa riguardo a me stessa, come potrei dirla?
Potrei forse affermare "Mio figlio è in me"?
Oppure, ancora più difficile, "Io sono in mio figlio"?
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| Orizzonti infiniti |
Pensiamo un momento.
Le caratteristiche di mio figlio, il suo sguardo, il suo modo di parlare, i tratti del suo viso, il suo modo di camminare, sono in me?
I suoi pensieri, il modo in cui lui affronta la vita, sono in me?
Se penso e rifletto, in effetti, molte delle cose che ho descritto, sono in me, ma questo può forse voler dire che lui è in me?
Mio figlio è presente in me, in quanto presente costantemente nei miei pensieri, questo sì, ma non credo che questo possa bastare.
Lui è parte integrante di me stessa, in quanto è derivato da me stessa, è una persona che esiste solo in quanto esiste la mia persona, lui non sarebbe senza di me, è forse questo?
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| Mamma con figlio |
Ma, sarebbe ancora più difficile, cercare di adattare la seconda parte del discorso: come posso io essere in lui?
Certo, una piccolissima parte di me stessa, ha contribuito all'inizio della costruzione del suo corpo, ha messo in moto un meccanismo meraviglioso che funziona ancora oggi, ma dire che sono in lui è un po' troppo!
Però quella piccolissima parte è stata l'imprinting, lo stampo, il modello, sulla base del quale si è costruito tutto il resto, ed è probabilmente presente tuttora in ogni piccola parte di lui, come una specie di firma, come un'identificazione.
Insomma, posso dire che io sono in mio figlio? Sì, lo posso dire, anche se in piccolissima parte.
E lui, è in me? Sì, lo è, in quanto è venuto da me, è proceduto, è derivato, da me.
Sono in lui e lui è in me.
Ma io, come donna, ho un inizio ed ho una fine, e anche lui come figlio.
DIO NO.
Ecco dove si infrangono tutte le onde dei nostri pensieri.
E' qui che non possiamo ardire di superare il nostro limite.
Noi non siamo eterni, per il momento, ma lo saremo.
Allora, adesso, vi chiedo un altro sforzo di immaginazione che ci aiuterà a fare un piccolo passo avanti.
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| Tramonto |
L'eternità.
Considerando che Dio Padre e Dio Figlio sono uno nell'altro, come io sono in mio figlio e lui è in me, nel nostro piccolo, ovviamente, spostiamo ora l'attenzione sull'eternità.
Se Gesù è proceduto dal Padre, come sta scritto in Giovanni 8:42, ma se il Padre è eterno, ed anche il Figlio lo è, questo è una specie di processo eterno, il che significa che non ha inizio né fine, eternamente generato, eternamente partorito, come vogliamo dirlo?
Possiamo dirlo solo con parole insufficienti, che non bastano mai a spiegare la questione, però un pochino di luce si accende, non è vero?
E' un processo che non è mai iniziato, e non sarà mai finito, un processo di affiliazione eterna, senza confini, senza limiti, senza misurazioni di sorta.
Un eterno generare.
A me questa cosa fa rabbrividire per la gioia, a te no?
Ti stai chiedendo perché?
Te lo dico subito.
Questo meraviglioso processo eterno, che non possiamo comprendere per il momento, è lo stesso procedimento per il quale noi siamo Suoi figli, perché Dio ci ha generato allo stesso modo, già dall'eternità!
Non fa rabbrividire anche te?
Io scoppio letteralmente di gioia, perché ho capito che mio Padre mi ha generato da sempre, e sono Sua figlia per sempre, e niente mai mi rapirà dalla Sua mano.
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| Padre con figlia |
Scrivi nei commenti se provi o no la stessa gioia.
martedì 13 marzo 2018
SACCO E CENERE NON SERVONO PIU'...!
Sto per dirti qualcosa che non ti piacerà.
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| Cenere e sacco non servono |
Siamo abituati a pensare al ravvedimento come qualcosa che implica una sofferenza, un'angoscia, un piegarsi in due davanti alla grandezza e alla maestà di Dio.
Ci hanno insegnato che è necessario pentirsi e soffrire, soffrire molto, piangere a dirotto per le nostre colpe, e vergognarsi immensamente di sé stessi.
Ecco che arriva la bomba: TUTTO QUESTO NON SERVE.
Lo so, lo sento, il coro di tutti quelli che si arrabbiano e cominciano con le loro solite frasi: "Bisogna pentirsi!", "Bisogna chiedere perdono!", "Bisogna sentire il peso del peccato!" e cose di questo genere.
Eh sì, ne ho sentite tante anch'io e ti capisco.
Sembra una bestemmia dire che non serve, vero?
Ma se fino ad oggi mi hai letto e mi hai trovato per lo meno ragionevole, allora seguimi in quest'altro ragionamento.
ANDIAMO ALLA BIBBIA, e soprattutto, andiamo a quella parte di Bibbia che ci riguarda proprio da vicino vicino, cioè quella parte che racconta l'arrivo di Gesù, il Suo insegnamento, la Sua morte, la Sua resurrezione, e gli insegnamenti dei primi cristiani.
"Vuoi forse rinnegare l'Antico Testamento, Elisabetta?"
Ti ho sentito, no che non lo rinnego, ma non riguarda me personalmente, e neanche te, suppongo, a meno che tu non appartenga al popolo amato, gli Ebrei; infatti l'Antico Testamento è una raccolta di scritti per loro, la loro nascita come popolo, la Legge che Dio ha dato a loro, i loro Profeti, la loro Storia nei secoli prima della nascita di Cristo, che nasce appunto, Ebreo.
Ringrazio Dio per questo popolo, e per tutti gli insegnamenti che ne possono trarre ancora oggi.
Ma io non sono Ebrea, sono Gentile, per come la Bibbia considera i popoli.
E la Bibbia che si rivolge ai Gentili, è solo il Nuovo Testamento, o Nuovo Patto.
Andiamo alla Bibbia, dicevamo, e scopriremo che non è previsto nessun pentimento e nessuna cenere sul capo, tanto meno vestirsi di sacco...
CHE COSA DEVE FARE UNA PERSONA CHE DESIDERA ESSERE SALVATA?
La salvezza è un dono meraviglioso che Dio ha deciso di mettere a disposizione dei Suoi Figli, ed è un dono che ne racchiude molti altri: benedizione, perdono, benessere, salute, provvidenza.
Questa salvezza è stata provveduta in Cristo Gesù, una volta e per sempre.
Come?
Con la Sua morte sulla croce, Gesù ha pagato ogni debito contratto da ogni singolo essere umano nei confronti di Dio.
"Io stesso li salverò", diceva Dio nell'Antico Testamento, "In Gesù è la salvezza", dice il Nuovo.
Dunque il desiderio di Dio è che tutti gli uomini siano salvati, ma viste le loro continue imperfezioni, inesattezze, fallimenti, perché tale è il significato di "peccato", Egli stesso ha provveduto un mezzo per mettere ogni cosa al suo posto, e per dare una posizione di "giustizia" a chiunque entra in questo piano meraviglioso.
Eh sì, ne ho sentite tante anch'io e ti capisco.
Sembra una bestemmia dire che non serve, vero?
Ma se fino ad oggi mi hai letto e mi hai trovato per lo meno ragionevole, allora seguimi in quest'altro ragionamento.
ANDIAMO ALLA BIBBIA, e soprattutto, andiamo a quella parte di Bibbia che ci riguarda proprio da vicino vicino, cioè quella parte che racconta l'arrivo di Gesù, il Suo insegnamento, la Sua morte, la Sua resurrezione, e gli insegnamenti dei primi cristiani.
"Vuoi forse rinnegare l'Antico Testamento, Elisabetta?"
Ti ho sentito, no che non lo rinnego, ma non riguarda me personalmente, e neanche te, suppongo, a meno che tu non appartenga al popolo amato, gli Ebrei; infatti l'Antico Testamento è una raccolta di scritti per loro, la loro nascita come popolo, la Legge che Dio ha dato a loro, i loro Profeti, la loro Storia nei secoli prima della nascita di Cristo, che nasce appunto, Ebreo.
Ringrazio Dio per questo popolo, e per tutti gli insegnamenti che ne possono trarre ancora oggi.
Ma io non sono Ebrea, sono Gentile, per come la Bibbia considera i popoli.
E la Bibbia che si rivolge ai Gentili, è solo il Nuovo Testamento, o Nuovo Patto.
Andiamo alla Bibbia, dicevamo, e scopriremo che non è previsto nessun pentimento e nessuna cenere sul capo, tanto meno vestirsi di sacco...
CHE COSA DEVE FARE UNA PERSONA CHE DESIDERA ESSERE SALVATA?
La salvezza è un dono meraviglioso che Dio ha deciso di mettere a disposizione dei Suoi Figli, ed è un dono che ne racchiude molti altri: benedizione, perdono, benessere, salute, provvidenza.
Questa salvezza è stata provveduta in Cristo Gesù, una volta e per sempre.
Come?
Con la Sua morte sulla croce, Gesù ha pagato ogni debito contratto da ogni singolo essere umano nei confronti di Dio.
"Io stesso li salverò", diceva Dio nell'Antico Testamento, "In Gesù è la salvezza", dice il Nuovo.
Dunque il desiderio di Dio è che tutti gli uomini siano salvati, ma viste le loro continue imperfezioni, inesattezze, fallimenti, perché tale è il significato di "peccato", Egli stesso ha provveduto un mezzo per mettere ogni cosa al suo posto, e per dare una posizione di "giustizia" a chiunque entra in questo piano meraviglioso.
Ma come si entra in questo piano?
Ci si entra, CREDENDOCI.
"Eh, sì... troppo semplice!"
Ti ho sentito di nuovo, l'hai detto, hai detto che è troppo semplice.
Vuoi Bibbia?
Bene, l'avrai:
Atti 16:31 "Credi nel Signore Gesù e sarai salvato"
Atti 4:12 "In nessun altro è la salvezza"
Giov. 3:16 "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unico Figlio, affinché chiunque crede in Lui non sia perduto, ma abbia vita eterna"
Che cos'è il ravvedimento allora?
La parola "ravvedimento" significa soltanto cambiamento di mentalità, di visione, di obiettivi.
Da dove vengono le ceneri allora?
Vengono da molto lontano. Lo facevano gli antichi Egizi e i Greci, soprattutto in caso di lutto o di grande disgrazia, si cospargevano o si rotolavano nella cenere, e si strappavano le vesti di dosso.
Queste stesse ceneri, sono state poi ereditate dalla Religione Cattolica Romana, la quale ha stabilito addirittura un giorno dell'anno ad esse dedicato, durante il quale occorreva pentirsi ed anche digiunare.
Nell'Antico Testamento si trova qualche riferimento alla cenere, in effetti, quando uno doveva mostrare o dimostrare agli altri, che stava soffrendo, che era dispiaciuto, che era disperato per qualche situazione. Inoltre serviva a mostrare cordoglio per qualcun altro, che a sua volta stava male o aveva qualche grave problema, evidenziando il fatto che in quel momento non si era più interessati ad avere un bell'aspetto, ma piuttosto ci si preoccupava di "rattristarsi" anche visivamente, insieme all'amico o al parente.
Che cosa ha detto Gesù di questo?
Gesù non apprezzava questo genere di comportamenti, anzi, si arrabbiava con quelli che si mostravano smunti ed emaciati per far vedere che stavano digiunando, perché Lui guardava dentro il loro cuore e vedeva che si trattava solo di "apparenza".
Ma non serve pentirsi dei propri peccati?
Se con questo vuoi dire che ti dispiace di non essere stato perfetto, allora sì, serve.
Il verbo "peccare", nella Bibbia, significa "fallire il bersaglio", "non fare centro", riferito proprio a mancare il punto centrale di un bersaglio definito.
Quindi, essere dispiaciuti per non essere stati perfetti, come avremmo dovuto o voluto essere, ci sta; è giusto essere dispiaciuti, altrimenti non avremmo lo stimolo a fare meglio!
Ma da qui a dire che questo serva per essere salvati... ce ne passa!
Conclusioni
Se vuoi andare a Gesù, non ti serve fare assolutamente niente, vai da Lui e basta, è tutto quello che serve, Lui non manda indietro nessuno.
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venerdì 6 ottobre 2017
E QUANDO TI DIRANNO CHE SEI SCEMO...
Sì, hai capito bene, se hai deciso di seguire Gesù, qualcuno ti dirà che sei scemo!
Non è raro capitare in un gruppo di persone così prive di sensibilità da darti appellativi di questo genere, se tu hai detto chiaramente o hai fatto capire, di credere in Gesù Cristo e nella Sua Parola.
Certo che ti capiterà, magari ti è già capitato.
E tu che cosa hai fatto?
Sai cosa diceva Gesù in questi casi? Diceva di esserne felici, perché è capitato prima a Lui, quindi se ci prendono per scemi, siamo sulla strada giusta.
Scemi due volte?
La prima perché ce lo dicono, la seconda perché siamo pure contenti!!!
E vabbè, che sarà mai?
Ne capitano tante, di tutti i colori, e per tutti i gusti, una in più, o una in meno, che differenza farà per te? Forse l'opinione della gente che frequenti è capace di farti stare male?
Beh, in questo caso, credo che tu non sia abbastanza felice con Gesù.
Forse devi rivedere la tua posizione, rileggere un po' di Vangeli, per poter renderti conto di quanto sei ricco, di quanto è prezioso il tesoro che hai scoperto!
Ricordati, che tutta quella gente che oggi ride, quando si trova di fronte ad una difficoltà, si sente persa e senza risorse, si trova disperata!
La maggior parte di loro ricorre ad ansiolitici e stupefacenti, per riuscire a riempire lo spaventoso vuoto che si ritrova dentro.
Quasi tutti loro, hanno provato o proveranno una spaventosa delusione, quando vedranno che il terreno sul quale stanno camminando, cede ad ogni passo!
Tutti loro, davanti all'ultimo giorno della loro misera vita, saranno angosciati al pensiero di morire!
Che differenza con noi, non ti pare?
Che differenza con noi, non ti pare?
"Fratelli miei, considerate come prova di profonda allegrezza, le prove svariate in cui venite a trovarvi, sapendo che la prova della nostra fede, produce costanza." Giacomo 1:2,3.
Un'allegrezza profonda, proprio così, perché la gioia che proviamo, viene da dentro di noi, e non deriva dalle circostanze esterne, che sono così volatili, effimere, ma da quel seme che Gesù ha piantato proprio nel nostro terreno, nel nostro cuore.
Niente e nessuno può strapparlo via da lì, neanche quando ti diranno "scemo"!
Un'allegrezza profonda, proprio così, perché la gioia che proviamo, viene da dentro di noi, e non deriva dalle circostanze esterne, che sono così volatili, effimere, ma da quel seme che Gesù ha piantato proprio nel nostro terreno, nel nostro cuore.
Niente e nessuno può strapparlo via da lì, neanche quando ti diranno "scemo"!
giovedì 14 settembre 2017
ANCORA SULLA FEDE
Tutto parte dall'idea che abbiamo della fede, e se ce l'abbiamo oppure no.
Nel paragrafo precedente, abbiamo cercato di spiegare le differenze ed i parallelismi che esistono tra scienza e fede, e le conclusioni tratte, ci portano a vedere queste due cose molto vicine.
Ora entriamo più nello specifico dell'argomento FEDE.
Nel significato comune, avere fede viene equiparato a credere, avete mai sentito quelle frasi tipo: "Sì, sarebbe bello avere fede, ma io non ce l'ho..."? Queste frasi vengono utilizzate per giustificare il fatto che non si crede a qualcosa, tipo miracoli o eventi eccezionali, oppure quando non si riesce ad essere sicuri della vita dopo la morte.
Ma in realtà, FEDE è qualcos'altro.
Avere fede significa anticipare qualcosa che siamo sicuri avverrà.
Se tu ed io non avessimo fede, non avremmo luce in casa; mi spiego meglio: quando facciamo il semplice gesto di accendere la luce, noi esercitiamo fede, ovvero, crediamo che il nostro dito sull'interruttore metterà in moto un fenomeno fisico e tecnologico, che darà luce alla stanza.
Come avviene questo? Noi non siamo tutti periti elettrotecnici, o sbaglio?
Non sappiamo che cosa succede effettivamente, non abbiamo controllato l'impianto, fatto verifiche, misurato l'effettiva potenza, noi ci fidiamo!
Questa è fede, ragazze!
Se tu ed io non avessimo fede, non useremmo mai la macchina; chi ci dice che la chiave girata nel cruscotto farà mettere in moto l'auto? E chi ci dice che quell'attrezzo fatto di metallo con un motore, farà quello che vogliamo e ci porterà a destinazione?
Per caso ogni volta che dobbiamo uscire verifichiamo che tutte le cose siano al loro posto, che la pompa funzioni, che i cilindri facciano su e giù, che la benzina o il gasolio si accendano a dovere, e che il disco della frizione si stacchi e attacchi a seconda dei nostri movimenti sul pedale?
Quante di noi lo fanno? Nessuna!
Quindi ci fidiamo!
Questa è fede, ragazze!
Se tu ed io non avessimo fede, non ci metteremmo mai sedute.
Quante di noi sanno se la sedia è ben incollata, se è stata controllata e verificata e se può reggere il peso che le stiamo per mettere sopra?
Chi ci garantisce che non si spaccherà e non cadremo per terra?
Noi ci sediamo e basta, ci fidiamo.
Questa è fede, ragazze!
La FEDE è la dimostrazione delle cose che si sperano.
Un'altra piccola necessaria spiegazione.
La speranza di cui si parla nella Bibbia, non è la stessa di cui parliamo ai giorni nostri.
Oggi noi parliamo di speranza come qualcosa di vago, di indefinito, di incerto, tipo: "Spero tanto che oggi sarà una bella giornata!"
Quando diciamo questo, non sappiamo se lo sarà oppure no.
Ma la speranza della Bibbia, invece, è una cosa molto più sicura.
La speranza è una sorta di visione alla quale arrivare, una destinazione da raggiungere, una meta sicura verso la quale dirigersi.
In pratica una frase tipo "Spero di essere lì per le tre!", dovrebbe essere invece digitata in questo modo: "Secondo i miei calcoli, l'itinerario, l'ora di partenza ed il mezzo utilizzato, conto di essere lì per le tre!"
Si capisce la differenza?
Non è qualcosa di vago ed indefinito, ma un appuntamento certo al quale voglio essere presente.
Quindi: "La FEDE è la dimostrazione delle cose che intendiamo raggiungere."
Ti piace così?
Ebrei 6:18-20 "... abbiamo cercato il nostro rifugio nell'afferrare saldamente la speranza che ci era posta dinanzi, che noi teniamo come àncora dell'anima, sicura, ferma e penetrante al di là della cortina, dove Gesù è entrato per noi come un precursore..."
Gettiamo l'àncora, dunque, nel posto dove deve stare, ferma e sicura, al di là della cortina, cioè nella presenza di Dio, dove Lui stesso dà la garanzia della certezza di tutte le cose che ci ha dette.
E adesso prova a dire che non hai FEDE.
Nel paragrafo precedente, abbiamo cercato di spiegare le differenze ed i parallelismi che esistono tra scienza e fede, e le conclusioni tratte, ci portano a vedere queste due cose molto vicine.
Ora entriamo più nello specifico dell'argomento FEDE.
Nel significato comune, avere fede viene equiparato a credere, avete mai sentito quelle frasi tipo: "Sì, sarebbe bello avere fede, ma io non ce l'ho..."? Queste frasi vengono utilizzate per giustificare il fatto che non si crede a qualcosa, tipo miracoli o eventi eccezionali, oppure quando non si riesce ad essere sicuri della vita dopo la morte.
Ma in realtà, FEDE è qualcos'altro.
Avere fede significa anticipare qualcosa che siamo sicuri avverrà.
Se tu ed io non avessimo fede, non avremmo luce in casa; mi spiego meglio: quando facciamo il semplice gesto di accendere la luce, noi esercitiamo fede, ovvero, crediamo che il nostro dito sull'interruttore metterà in moto un fenomeno fisico e tecnologico, che darà luce alla stanza.
Come avviene questo? Noi non siamo tutti periti elettrotecnici, o sbaglio?
Non sappiamo che cosa succede effettivamente, non abbiamo controllato l'impianto, fatto verifiche, misurato l'effettiva potenza, noi ci fidiamo!
Questa è fede, ragazze!
Se tu ed io non avessimo fede, non useremmo mai la macchina; chi ci dice che la chiave girata nel cruscotto farà mettere in moto l'auto? E chi ci dice che quell'attrezzo fatto di metallo con un motore, farà quello che vogliamo e ci porterà a destinazione?
Per caso ogni volta che dobbiamo uscire verifichiamo che tutte le cose siano al loro posto, che la pompa funzioni, che i cilindri facciano su e giù, che la benzina o il gasolio si accendano a dovere, e che il disco della frizione si stacchi e attacchi a seconda dei nostri movimenti sul pedale?
Quante di noi lo fanno? Nessuna!
Quindi ci fidiamo!
Questa è fede, ragazze!
Se tu ed io non avessimo fede, non ci metteremmo mai sedute.
Quante di noi sanno se la sedia è ben incollata, se è stata controllata e verificata e se può reggere il peso che le stiamo per mettere sopra?
Chi ci garantisce che non si spaccherà e non cadremo per terra?
Noi ci sediamo e basta, ci fidiamo.
Questa è fede, ragazze!
La FEDE è la dimostrazione delle cose che si sperano.
Un'altra piccola necessaria spiegazione.
La speranza di cui si parla nella Bibbia, non è la stessa di cui parliamo ai giorni nostri.
Oggi noi parliamo di speranza come qualcosa di vago, di indefinito, di incerto, tipo: "Spero tanto che oggi sarà una bella giornata!"
Quando diciamo questo, non sappiamo se lo sarà oppure no.
Ma la speranza della Bibbia, invece, è una cosa molto più sicura.
La speranza è una sorta di visione alla quale arrivare, una destinazione da raggiungere, una meta sicura verso la quale dirigersi.
In pratica una frase tipo "Spero di essere lì per le tre!", dovrebbe essere invece digitata in questo modo: "Secondo i miei calcoli, l'itinerario, l'ora di partenza ed il mezzo utilizzato, conto di essere lì per le tre!"
Si capisce la differenza?
Non è qualcosa di vago ed indefinito, ma un appuntamento certo al quale voglio essere presente.
Quindi: "La FEDE è la dimostrazione delle cose che intendiamo raggiungere."
Ti piace così?
Ebrei 6:18-20 "... abbiamo cercato il nostro rifugio nell'afferrare saldamente la speranza che ci era posta dinanzi, che noi teniamo come àncora dell'anima, sicura, ferma e penetrante al di là della cortina, dove Gesù è entrato per noi come un precursore..."
Gettiamo l'àncora, dunque, nel posto dove deve stare, ferma e sicura, al di là della cortina, cioè nella presenza di Dio, dove Lui stesso dà la garanzia della certezza di tutte le cose che ci ha dette.
E adesso prova a dire che non hai FEDE.
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Salve!
Benvenuti nel blog "bisogna che si dica"...
Bisogna assolutamente che alcune cose importanti sulle quali qualcuno mente, vengano finalmente smascherate, visto che ne va della nostra salvezza!!!
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