Una lettera bellissima... il mio saluto a Giuseppe Molinari, uomo di grande tenerezza e audacia, con affetto.
Caro arcivescovo, la sua lettera vibra d'amore, come quella dell'anno scorso, come tante altre sue enunciazioni, ed è soltanto per questo motivo che mi permetto di scrivere.
Lei è una di quelle poche persone rimaste al mondo che dichiarano apertamente il loro profondo amore per Gesù (che detto fra noi, non è un bambino), e come tale degno del più profondo rispetto da parte mia. Perchè non ci comportiamo come gli innamorati in presenza dell'oggetto del loro amore?
Semplicemente perchè non lo consideriamo più così: Dio è amore.
Tutti i nostri slanci vengono da Lui, è Lui che ispira e muove le persone che con buona volontà e dedizione offrono e spendono la loro vita per gli altri, per i deboli, per gli afflitti, per i bisognosi.
Nel libro di Isaia, quante volte Dio riprende il suo popolo perchè non ha cura del povero? Le ho contate, ben dieci volte... Dio ci ha insegnato l'amore per gli altri dimostrando Lui stesso quanto ci amava...
E ci ha chiesto di fare altrettanto, persino nei confronti dei nemici; noi, dal canto nostro, abbiamo completamente ignorato l'accorato appello e continuiamo imperterriti nella nostra corsa al denaro, al successo, al potere, allo status sociale, a far vedere quello che siamo riusciti a costruire o a comprare, a quante cose possediamo e quanti tesori accumuliamo...
Che pena!
Madre Teresa di Calcutta disse: "Ci sono uomini talmente poveri che hanno soltanto i loro soldi..."
Quando capiremo che i consigli di Dio sono per il nostro bene?
Quando torneremo sui nostri passi e chiederemo perdono per aver amato le maledette cose materiali più di Lui? Più dei nostri fratelli? Più del nostro prossimo?
Quando apriremo gli occhi e ci accorgeremo che tutto quello che cerchiamo di arraffare non è che un pugno di polvere nera?
Quando il mio popolo capirà queste cose, allora sarà Natale.
Con amore,
Elisabetta
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