il germoglio

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"... una parte di quel seme cadde fra le rocce...

sabato 1 gennaio 2011

per Enzo e Davide e tutti i fratelli in Cristo

Carissimi Enzo e Davide,
dopo la chiacchierata con Enzo, sento il bisogno di condividere con voi alcune cose che lo Spirito Santo ha voluto insegnarmi in questi lunghi mesi di "diaspora".
Innanzitutto rendo lode e onore al mio Signore e Salvaore Gesù Cristo per avere avuto misericordia con me cercandomi mentre ero lontana e riportandomi con dolcezza a casa. Già in questo c'era un grande insegnamento. Ma andiamo per gradi.
Davide conosce un pò della mia storia perchè gliel'avevo già raccontata un paio di anni fa. Inizia da molto lontano...
La mia mamma, nata e vissuta in un paesino della Calabria, ha lasciato giovanissima la sua casa per andare a Roma a lavorare, per seguire la sua passione che era la danza, e per un po’ di tempo ci è anche riuscita, è stata infatti una delle “donnine” di Macario (magari non sapete chi sia, ma era un famoso personaggio del cabaret). Poi ha conosciuto l’uomo che ha sposato, che è stato l’inizio della sua disperazione. Da lui ha avuto i suoi primi due figli, mentre la sua vita diventava sempre più tremenda e insopportabile; quest’uomo la picchiava e la tormentava, costringendola persino a prostituirsi per fare soldi per lui. In quel periodo la mia mamma, Piera, ha conosciuto un altro uomo che l’ha amata, consolata teneramente, e lei si è aggrappata a lui… rimase incinta anche da lui… di me, ma la sua vita continuava a peggiorare sempre di più, sempre più giù, sempre più disperata. Un giorno decise di farla finita, con me nella pancia raggiunse uno dei ponti di Roma sul Tevere ma… ! Dio aveva deciso diversamente.

Mi hanno raccontato che una donna credente la incontrò, le parlò, la portò con sé in chiesa, e che quella sera mia madre andò in ginocchio dal posto dove era fino all’altare, completamente conquistata dall’amore e dalla grazia di Dio.

Da quella sera in poi la vita di Piera (questo è il suo nome), se possibile, peggiorò ancora di più; lei voleva vivere onestamente davanti a Dio e tutti, dal suo marito al suo amante, a tutti quelli che la conoscevano, la ostacolavano e la perseguitavano, finché si ammalò di un tumore. Prima di rendersi conto di essere gravemente ammalata, lei stava cercando di lavorare per vivere e mantenere decorosamente i suoi figli, ma non riusciva a fare tutto da sola, quindi affidò i primi due ad un orfanotrofio; per me aveva un progetto diverso, così parlò con il suo pastore, Roberto Bracco, e gli chiese di consegnare la richiesta di affidarmi all’orfanotrofio evangelico Betania, che si trovava a Torlupara, una località a qualche chilometro da Roma; il pastore aveva la sua lettera in tasca, mentre si trovava a pranzo a casa sua, una coppia di credenti che erano venuti a trovarlo da L’Aquila; il pastore si ricordò all’improvviso della lettera che aveva in tasca, e disse “Oh, no! Ho dimenticato di consegnare questa lettera!” I due gli chiesero di cosa stesse parlando e lui raccontò brevemente la storia di Piera e la sua necessità di affidare la sua piccola all’orfanotrofio, per lavorare. Quella coppia non aveva avuto figli, così dissero “Pastore, non possiamo tenere noi Elisabetta per il tempo necessario a Piera di sistemare tutto?” Lui disse: “Possiamo parlargliene, va bene.” Per farla breve, Piera fu entusiasta e io andai a vivere a L’Aquila quando avevo circa tre anni, ma nessuno sapeva ancora che sarei rimasta lì, perché di lì a poco Piera si ammalò e se ne andò in cielo lasciando a tutti il meraviglioso profumo della sua testimonianza, persino alle suore dell’ospedale, che dissero al mio padre adottivo “Noi non abbiamo mai visto una persona così innamorata di Dio”; le sue ultime parole prima di lasciare questa terra furono “Ogni cosa che ha fiato lodi il Signore”.

Perché ho cominciato da così lontano? Perché io credo nel mio cuore che Dio abbia voluto mettermi a L’Aquila, proprio in quella città. Altrimenti poteva benissimo lasciarmi a Roma, visto che lì erano in tanti a volermi, a voler prendersi cura di me, tante sorelle mi hanno raccontato di avermi visto crescere nella chiesa, con mia madre, ed erano tutte disposte a prendermi con loro. Molte volte nella mia vita mi sono chiesta “Signore, perché sono qui?” Non ero molto a mio agio né con i miei genitori, né nella chiesa, quindi perché proprio a L’Aquila?

Quante volte ho pianto disperatamente, desiderando con tutto il cuore di essere da un’altra parte… e quanti sbagli ho fatto cercando di scappare da quella situazione…

Ho accettato il mio Salvatore a quindici anni, ho fatto il battesimo in acqua e ho cominciato a desiderare di servire il Signore in tutto e per tutto, disposta ad andare dovunque per lui; in mezzo a mille difficoltà ho deciso di iscrivermi all’Istituto Biblico IBI, delle Assemblee di Dio, a Roma, perché volevo approfondire e conoscere sempre di più, non potevo neanche andare, perché non ero maggiorenne, ma il pastore Perna parlò per me e mi fece entrare. Che bello tuffarsi nelle meraviglie della Bibbia, l’esegesi, l’omiletica, gli usi e costumi biblici, mi piaceva tutto e non vedevo l’ora di cominciare a mettere in pratica…

Ma il diavolo aveva preparato una serie di trappole per fermarmi e funzionarono benissimo. Non fui abbastanza forte, forse non ero pronta, forse le persone intorno a me non mi hanno sostenuto, ma insomma, non voglio cercare giustificazioni, all’epoca per una donna era praticamente impossibile il ministerio, e così, non potendo avere quello che volevo, lentamente cominciai ad allontanarmi. Era un periodo di divisioni, discussioni, separazioni fra le chiese, mio padre si divise dalle Adi e fondò una chiesa libera, quindi a L’Aquila c’erano quattro gatti da una parte e quattro gatti dall’altra, otto gatti in tutto e nessuno prosperava, non c’era benedizione e non c’erano mai nuovi convertiti. Mi innamorai di un uomo sposato e lasciai definitivamente la chiesa quando rimasi incinta e la mia pancia cominciò ad essere evidente, mi vergognavo e non frequentai più. Cominciò la mia peregrinazione lontano da Dio, la mia sofferenza, la mia disperazione, mi sentivo sempre più lontana e sempre più disperata, ma nel mio cuore non ho mai rinnegato la mia fede in Lui. Quando il mio piccolo Marco aveva pochi anni, mi trovai nella tenda di Cristo è la risposta e c’era Bill Lowery che predicava “Qual è la tua scusa?”, quella sera mi sembrava che Gesù mi stesse personalmente dicendo “Perché te ne stai lontana, qual è la scusa che puoi accampare per non tornare da me, io ti amo comunque, se tu che ti sei allontanata, io sono qui”.

Tornai in chiesa, con il mio piccolino entusiasta, cantavamo e pregavamo insieme, andavamo a tutti i raduni delle chiese libere, a tutte le conferenze, a tutti i cortei… scrissi delle canzoni per Gesù e feci una cassetta (allora non c’erano ancora i Cd), cantando nelle chiese dove andavo e tutti dicevano che era una benedizione ascoltarmi (non ho ancora detto che suonavo il pianoforte), ho scritto canzoni anche insieme a Rino Bevilacqua che allora viveva a Napoli, nella chiesa di Michele Romeo a Secondigliano. Avevo anche iniziato un programma alla radio in cui parlavo di Gesù (sono stata speaker radiofonica per molti anni così avevo parecchie “conoscenze”).

Purtroppo, non saprei dire come e perché, la chiesa “libera” chiuse i battenti e quei pochi credenti rimasti andavano ogni tanto a Castelnuovo (a circa 30 km), dove c’era Eliseo Ciccone che continuava a fare i culti la domenica… finchè non ci andarono più, qualcuno rientrò alle Adi ma mio padre no. E neanche io. Senza mangiare si muore, e senza Parola un credente perisce. Anche se mia madre e mio padre hanno continuato a leggere la Bibbia e a pregare prima di mangiare, senza culti eravamo pecore erranti, e di nuovo il diavolo mi ha mostrato un pasto invitante che io purtroppo non ho esitato ad accettare. Sapeva dove era il mio punto debole e mi ha colpito lì. Mi sono innamorata di un altro uomo sposato. Di nuovo dolore, di nuovo angoscia, di nuovo lo smarrimento e la sofferenza che porta il peccato. Sentivo di sprofondare sempre di più e vedevo il mio sole sempre più pallido dietro alle nuvole delle mie giornate. Quell’uomo si è nel frattempo separato e poi ha divorziato e attualmente è mio marito, abbiamo un figlio di nove anni. E’ stato un tempo di grandi difficoltà; tutte le cose che abbiamo tentato insieme non sono riuscite e tutte le iniziative sono fallite miseramente. Avevamo un bar, in realtà un Caffè concerto, dove tutti i ragazzi potevano venire a suonare, e non si pagava il biglietto perché volevamo che la musica fosse a disposizione di tutti, (anche mio marito è un musicista, suona la batteria).

Un giorno mentre ero dietro al bancone del bar, sono entrati due ragazzi, lui di Torino, lei inglese, abbiamo cominciato a chiacchierare e ho scoperto che erano due missionari che avevano dato tutta la loro vita a parlare di Gesù alla gente, mentre loro parlavano, io piangevo… loro mi guardavano e io non riuscivo a smettere di piangere, loro facevano quello che avrei voluto fare io un tempo… tanto tempo fa…
mi dicevo “hai sbagliato tutto, ti trovi in questa situazione perché hai sbagliato tutto, non hai ubbidito e così adesso stai pagando per i tuoi errori, te lo meriti, ti meriti tutto quello che ti è capitato…” Loro cominciarono a dirmi che non era vero, che il Signore aveva il controllo e che quindi io ero esattamente dove dovevo essere, che Dio di sicuro aveva un piano per me e che dovevo lasciarmi abbracciare da Lui e Lui si sarebbe preso cura di me…”

Mi stavano dicendo cose che sapevo, dentro di me lo sapevo, ma ancora una volta mi vergognavo, mi sentivo colpevole, troppo colpevole, indegna di parlare con Dio…

Quel ragazzo si chiamava Matteo e decise di non arrendersi.

Continuò a venirmi a trovare al bar ogni volta che veniva a L’Aquila, e oggi ringrazio Dio per lui. Lentamente il Signore ha guarito il mio cuore, ha curato le mie ferite, ha rimesso la speranza nel mio cuore e mi ha ridato la gioia di parlare con Lui e affidare la mia vita a Lui. L’ho ritrovato esattamente lì dove lo avevo lasciato, il mio caro Papà è venuto a cercarmi nella mia afflizione e mi ha riportata nel Suo ovile, nel caldo e confortevole rifugio delle Sue braccia. Come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza, Dio stesso viene a cercarci quando siamo lontani e persi. Grazie, Signore, grazie con tutto il mio cuore.

Non avendo un culto, ho cominciato a cercare su internet e ho trovato tanti siti con la Parola di Dio, ho ricominciato a leggere la mia Bibbia, ho ricominciato a pregare, e ho ritrovato dentro di me la stessa passione di tanti anni fa. Ho risentito il desiderio di fare qualcosa per gli altri, di dividere con loro questo meraviglioso tesoro, di parlare di Gesù, della salvezza… poi ho trovato Roselen Boerner Faccio e Corrado Salmè. Wow! Qualcuno che predica le cose che io ho sempre pensato dentro di me, credevo di essere una specie di extraterrestre spirituale, e invece ecco qua messe in pratica tutte le cose che io ho sempre sognato, la musica, il teatro, la danza, ogni cosa, veramente ogni cosa al servizio di Dio! Raggiungere le persone con la buona notizia dell’Evangelo, dovunque si trovano, in ogni condizione, in ogni situazione, senza paura di “sporcarsi le mani”, senza troppi formalismi, senza tutti quei pesi inutili che costituiscono il “fardello” dei credenti, finalmente una chiesa come quella dei miei sogni… La meravigliosa visione di tanti anni fa è tornata prepotente nella mia vita: “Ecco, io pongo dinanzi a te una porta aperta”. Questo è il mio sogno, la mia visione, il desiderio che torna forte a splendere davanti ai miei occhi, una porta aperta… per costringerli ad entrare! Poi Dio mi ha dato alcune parole: Isaia 54:1-8, quelle parole per me sono proprio come delle spade che toccano tutti i punti sensibili della mia vita… Tu dimenticherai l’onta della tua giovinezza, i figli della derelitta saranno numerosi, allarga la tua tenda, tu ti espanderai a destra e a sinistra… allarga i tuoi confini…

Ora viene la parte difficile: il 6 aprile. Il terremoto. Devastazione, morte, distruzione, angoscia pesante nel cuore e davanti ai miei occhi. Una terribile esperienza. Ma Dio ha tenuto la Sua mano su di me e sulla mia famiglia, la casa dove io abitavo non è crollata nonostante fosse di pietre come tutte le altre che sono crollate, durante quei trenta spaventosi secondi io dicevo “Gesù, reggila!” Era tutto quello che riuscivo a dire, intrappolata in un gigantesco frullatore, con il sangue gelato… e sapevo che Lui lo stava facendo, Lui lo ha fatto. Da quel giorno siamo stati esuli, alberghi dopo alberghi, stanze dopo stanze, lontani da casa e affetti, con la morte nel cuore senza sapere nulla, assolutamente nulla, del domani.

Nei lunghi giorni di sofferenza e di angoscia, lo Spirito Santo parlava al mio cuore e mi diceva: "Dov'è la tua casa?"
E io rispondevo tremando: "Non lo so più".
E Lui ancora: "Dov'è la tua casa?"
E io ancora: "Non ho più la mia casa..."
E Lui insisteva: "Dov'è la tua casa?"
Finalmente compresi... lo Spirito Santo mi stava dicendo che la mia casa non è qui, non è su questa terra, non è fatta di pietre, nè di cemento, la mia casa è in cielo ed è là che io sto andando!
Tutto quello che viviamo, tocchiamo, costruiamo su questa terra è provvisorio, destinato a fiinire, e io lentamente guarivo dentro, distaccandomi con lo Spirito sempre di più, da ciò che amavo tanto prima, guardando oltre quello che si vede.
Ci sono state molte occasioni del genere durante quei lunghi mesi, molti insegnamenti e molte consolazioni, il Signore è stato buono con me e mi ha illuminato su molte cose, e lo fa ancora oggi, mi ha aperto gli occhi su argomenti impenetrabili, inaspettati...

Troverete parecchi di questi momenti nelle mie note su Facebok.

Una delle cose che ho compreso con più forza è l'unità del corpo di Cristo.
Se uno legge con umiltà 1 Corinzi 12, 13, e 14, trova tutto spiegato perfettamente.
Ma mi rendo conto ogni giorno che quei capitoli restano lettera morta per molti.
Lo stesso Spirito Santo che ci ha convinti di peccato, è Colui che distribuisce i Suoi doni come vuole.
Eppure noi continuiamo a dividerci e a combattere su quali doni dobbiamo avere e quali no.
Parlano forse tutti in altre lingue? (1 Corinzi 12:30)
Eppure noi (pentecostali) continuiamo a dire che bisogna parlare in lingue.
Siamo arrivati tutti allo stesso punto nella fede? (Filippesi 3:15,16)
Eppure discutiamo e ci dividiamo per questioni marginali.
Gesù ha pregato affinchè fossimo UNO.
Io so che il Padre ha ascoltato la Sua preghiera, non può essere diversamente.
Quindi noi tutti siamo UNO.
Se qualcuno dice diversamente, non è da Dio.

Ho avuto occasione di incontrare molti fratelli di "confessioni" diverse, in alcuni casi lo Spirito riconosceva lo Spirito in loro, in alcuni casi no. Questa per me è l'unica chiave che conta. Lo Spirito che è in noi riconosce lo Spirito che è in un altro. Dio non sbaglia.

Poi un giorno ho chiesto al Signore in merito ad una particolare questione dottrinale: "Signore, ti prego, fammi capire chi ha ragione!"
Lo Spirito Santo non mi ha detto chi ha ragione e chi no, Dio ama tutti i Suoi figli di un amore immenso, ma mi ha mostrato questo:
ogni figlio di Dio, lavato col sangue di Gesù e ripieno di Spirito Santo, E' UN VASO.
Ogni volta che portiamo il vaso a Dio, Egli lo riempie con il Suo olio puro. In quei momenti l'olio è puro. Il vaso è pieno. A seconda del tempo che passiamo alla presenza di Dio, e a seconda della qualità del nostro tempo con Lui, l'olio sussiste puro e abbondante.
Ma poi ce ne andiamo. Lasciamo l'altare e ci dedichiamo alle nostre cose. A volte restiamo in comunione. Altre volte no.
I nostri vasi sono imperfetti, purtroppo... e non perfettamente sigillati. Quindi entrano altre cose, i nostri pensieri, le ansie, le sollecitudini, i pensieri degli altri, le parole del "mondo", l'influenza di Satana che si infila dovunque, la televisione, Internet, il nostro stesso carattere... TUTTO QUESTO INQUINA L'OLIO DEL NOSTRO VASO.
Quando poi andiamo ad esporre le nostre convinzioni, le nostre idee, tiriamo fuori dal vaso un olio che non è più puro, ma è contaminato.
Quello che ognuno di noi cerca di insegnare, non è più quello che Dio aveva messo all'inizio.
Per poter essere certi della purezza dell'olio, dovremmo restare tutto il tempo alla presenza di Dio. TUTTO IL TEMPO.

Ma nessuno di noi lo fa. E se dice di farlo, mente. Dovremmo sparire per sempre come gli eremiti di un tempo, per poter evitare tutte le contaminazioni, e anche così saremmo esposti a noi stessi.
Se riusciamo a comprendere bene questo, comprendiamo anche che ciò che ascoltiamo e che ci viene insegnato, non è mai l'olio puro.
Si tratta sempre di derivati dell'olio originale, più o meno derivati, ma sempre derivati.
Questo ci dà la misura della imperfezione delle nostre convinzioni. Sono molte le cose che Dio dice chiaramente nella Scrittura. Ma ce ne sono altre che si prestano ad infinite interpretazioni. Come sceglierne una? Con quale sapienza? Chi di noi è senza peccato?
Anche quello che vi sto dicendo io, e che ho ricevuto da Dio, come vi arriverà?
Puro?
No.
Perchè è stato mediato da me.
Sono io, con le mie imperfezioni, con le mie travi negli occhi, che vi racconto questo, e non è più l'olio puro della rivelazione.

Ora, fratelli, se vi ho annoiato mi dispiace. Ma dovevo mettere in chiaro queste cose. E so, per certo, che se voi stessi, nella vostra cameretta, cercate il Signore e la Sua parola viva per voi, la "Ruah", quella rivelazione che Dio dona personalmente ad ogni credente che la cerca, bene, ... troverete voi stessi la verità di quello che ho detto.
Ma se desiderate invece difendere posizioni e preconcetti che vengono da uomini, certo quello che ho detto vi sembrerà assurdo.
Per ora vi lascio, mi scuso per le troppe parole e vi assicuro tutto il mio amore in Cristo Gesù.
Elisabetta

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Bisogna assolutamente che alcune cose importanti sulle quali qualcuno mente, vengano finalmente smascherate, visto che ne va della nostra salvezza!!!